ALLEANZA ISLAMICA PERMANENTE: IL PROGETTO DI HAMAD BIN JASSIM PER UNIRE EGITTO, ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN

ALLEANZA ISLAMICA PERMANENTE: IL PROGETTO DI HAMAD BIN JASSIM PER UNIRE EGITTO, ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN
Un nuovo asse di potere scuote il Medio Oriente e ridisegna gli equilibri con l’Occidente
di Chiara Cavalieri*
DOHA- Le parole di Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ex primo ministro e storico ministro degli Esteri del Qatar, non sono una semplice riflessione geopolitica. Sono una vera e propria chiamata alle armi strategica per il mondo islamico.
Attraverso il suo account ufficiale su X, Bin Jassim ha lanciato una proposta che, se raccolta, potrebbe cambiare gli equilibri del Medio Oriente: la creazione di una “alleanza islamica permanente” che unisca Arabia Saudita, Egitto, Pakistan e Turchia, con l’adesione dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo.
Un progetto che nasce in un momento di profonda instabilità dell’ordine internazionale e di crescente disaffezione dei Paesi regionali verso la protezione occidentale, in particolare quella americana.
Dall’accordo saudita-pakistano a una nuova architettura islamica
Il detonatore di questa proposta è l’accordo di difesa strategica congiunta firmato a Riyadh nel settembre 2025 tra Arabia Saudita e Pakistan.
Un’intesa che prevede che un attacco a uno dei due Stati venga considerato come un attacco a entrambi, replicando di fatto il modello dell’articolo 5 della NATO.
Questo patto ha già di per sé un enorme peso geopolitico:
●l’Arabia Saudita, pilastro finanziario ed energetico del mondo arabo
●il Pakistan, potenza militare islamica dotata di armi nucleari
L’eventuale adesione della Turchia, secondo esercito più grande della NATO, trasformerebbe questo asse in una delle più potenti combinazioni militari del pianeta.
E l’ingresso dell’Egitto, cuore strategico del mondo arabo, del Canale di Suez e della stabilità regionale, ne farebbe una vera architettura di sicurezza islamica indipendente dall’Occidente.
Perché l’Egitto è il perno dell’intero progetto
Quando Bin Jassim insiste sull’inclusione dell’Egitto, non è casuale.
Il Cairo è:
●la maggiore forza militare araba
●il Paese che controlla una delle arterie commerciali globali
●l’unico attore in grado di dialogare con Israele, Golfo, Africa e Levante
Senza l’Egitto, l’alleanza sarebbe un blocco ideologico.
Con l’Egitto, diventa un sistema di potere regionale reale.
Non contro l’Iran, ma oltre l’Occidente
Uno dei passaggi più delicati dell’intervento di Hamad bin Jassim riguarda l’Iran.
L’ex premier qatariota è stato chiaro: questa alleanza non deve essere ostile a Teheran, che resta “un grande Paese musulmano”.
Il vero bersaglio non è l’Iran, ma l’instabilità prodotta dal disimpegno strategico degli Stati Uniti e dalla crescente imprevedibilità delle alleanze occidentali.
In altre parole, l’Islam politico-militare non vuole più essere un oggetto delle strategie altrui, ma un soggetto geopolitico autonomo.
La lezione della “Dichiarazione di Damasco”
Bin Jassim richiama un precedente storico cruciale: la Dichiarazione di Damasco del 1990, nata dopo l’invasione irachena del Kuwait.
Un’alleanza costruita in fretta, crollata perché fondata più su interessi finanziari immediati che su una vera strategia.
Questa volta, avverte, l’alleanza deve poggiare su:
●uno statuto vincolante
●obiettivi militari, economici e politici chiari
●meccanismi di risoluzione delle controversie
●garanzie di non interferenza negli affari interni
Solo così potrà diventare una struttura permanente e non un’alleanza di crisi.
Un mondo islamico che non chiede più protezione
Il cuore del messaggio è politico e storico:
i Paesi musulmani non vogliono più dipendere dalla NATO, dagli Stati Uniti o da coalizioni ad hoc.
Vogliono una NATO islamica, fondata su:
●eserciti propri
●industrie militari condivise
●cooperazione energetica
●sicurezza delle rotte commerciali
E, soprattutto, su una volontà politica autonoma.
L’alba di un nuovo Medio Oriente
Se questo progetto andrà avanti, il Medio Oriente entrerà in una fase completamente nuova.
Non più campo di battaglia delle grandi potenze, ma blocco strategico indipendente.
L’asse Egitto – Arabia Saudita – Pakistan – Turchia sarebbe in grado di:
●controllare i principali chokepoint globali
●influenzare Africa, Levante, Golfo e Asia centrale
●riequilibrare il rapporto con Washington, Mosca e Pechino
Non è una provocazione.
È la fine del Medio Oriente come periferia geopolitica.
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