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IRAN: DOVE INTERNET DIVENTA LA PIAZZA PER MANIFESTARE Di Sara Spoletini

IRAN: DOVE INTERNET DIVENTA LA PIAZZA PER MANIFESTARE

Di Sara Spoletini

Sono anni che gli iraniani vivono all’ombra di un regime teocratico e repressivo, sono anni che la loro organizzazione e coordinamento per le proteste passa per internet, consapevoli del pericolo dei regimi teocratici, consapevoli delle libertà che manca, della dignità umana negata, del crollo del valore del rial che li ha ridotti alla fame nonostante il loro territorio sia ricco di enormi risorse umane e naturali.
Un Iran ricco nella carta ma che ha concentrato la ricchezza in mano di pochi lasciando alla fame per giunta represso e lontano dal benessere e fermo nello sviluppo.
Per molto tempo, la narrativa dominante voleva che i sostenitori di un possibile ritorno della monarchia fossero un gruppo marginale e nostalgico, confinabile al passato o etichettabile con termini storici come “SAVAK” (i membri o sostenitori della polizia segreta del regime iraniano precedente). Tuttavia, la loro partecipazione attiva in alcuni movimenti sociali dimostra che questi individui fanno parte di una società più ampia, che opera al di fuori di schemi ideologici rigidi, e che non si può ignorare la loro legittimità e il loro ruolo sociale.
Ciò che la popolazione chiede è una vita normale: dignità, libertà e relazioni sane con il mondo.
Iniziano le proteste contro il regime iraniano e si estendono dalla capitale, Teheran e ad altre grandi città, si fa su Internet e allora il regime reagisce e lo fa lentamente in modo quasi da sembrare casuale e che non fosse sua responsabilità.
Il potere di Internet è la facilità di utilizzo, la velocità di comunicazione e allora l’Iran ha iniziato a sparire da internete. Lentamente. Prima le connessioni mobili hanno cominciato a diventare instabili, poi sono cadute anche le linee fisse, fino a quando l’accesso alla rete globale si è ridotto a poche tracce, intermittenti. Nel giro di ore, il traffico dati nel Paese è precipitato a livelli prossimi allo zero.
Il blackout è stato attivato mentre le manifestazioni crescevano di intensità e diffusione, diventando uno strumento centrale della risposta del regime.
Spegnere internet, in Iran, serve a impedire il coordinamento delle proteste, a interrompere la circolazione di immagini, video e testimonianze che potrebbero rendere palese la repressione e amplificare l’impatto politico, sia interno che esterno.
In Iran internet non è un’infrastruttura politica prima ancora che tecnologica, una linea di frattura tra autorità e società civile, una concessione alla popolazione, che può essere revocata nel momento in cui diventa pericolosa.
Gli iraniani scendono in piazza e allora il regime spara. Sono almeno 65 le vittime, più di 2.000 gli arresti e gli ospedali sono al collasso.
Chi manifesta rischia la pena di morte, sono stati distrutti anche ponti e vie di comunicazioni per impedire agli iraniani di spostarsi e la diaspora. Numerosi sono gli appelli di personaggi iraniani premiati in campo artistico a livello internazionale come i Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof che fanno appello alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e ai media per «trovare immediatamente il modo di facilitare l’accesso alle informazioni vitali in Iran, attivando piattaforme di comunicazione e monitorando ciò che accade nel Paese» e non lasciare i propri concittadini indifesi.
Sara Spoletini

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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