L’ITALIA GUARDA ALL’EGITTO PER LA COLTIVAZIONE DEL GRANO: VERSO UNA PARTNERSHIP AGRICOLA STRATEGICA

L’ITALIA GUARDA ALL’EGITTO PER LA COLTIVAZIONE DEL GRANO: VERSO UNA PARTNERSHIP AGRICOLA STRATEGICA
di Chiara Cavalieri*
AISC News.. Roma e Il Cairo negoziano un accordo sulla produzione cerealicola nei territori desertici bonificati. Al centro il ruolo della Future of Egypt Development Authority, tra sicurezza alimentare, gestione delle risorse idriche e nuovi equilibri geopolitici nel Mediterraneo.
Un progetto agricolo che intreccia economia, geopolitica e sicurezza alimentare
L’Italia ha manifestato un interesse concreto e strutturato a coltivare una varietà specifica di grano nei territori egiziani, aprendo un canale di dialogo ufficiale con la Future of Egypt Development Authority, l’agenzia statale egiziana incaricata della bonifica delle terre desertiche e dello sviluppo agricolo strategico.
Secondo una fonte egiziana citata dal portale Cairo 24, sono attualmente in corso colloqui approfonditi con la parte italiana per arrivare a un accordo definitivo che stabilisca il quadro giuridico, tecnico ed economico della cooperazione tra le due parti.
L’iniziativa si inserisce in un contesto internazionale segnato dall’instabilità delle filiere alimentari, dalla guerra in Ucraina e dalla crescente centralità del grano come bene strategico globale.
Il modello di partenariato proposto
La proposta di cooperazione prevede una ripartizione chiara e complementare dei contributi.
• La parte italiana contribuirebbe con sementi selezionate ad alta resa, competenze tecniche, agronomi ed esperti di coltivazioni cerealicole, oltre alla possibile fornitura di alcune tipologie di fertilizzanti.
• La parte egiziana, attraverso la Future of Egypt Development Authority, metterebbe a disposizione terreni agricoli bonificati, manodopera locale, macchinari, infrastrutture e supporto logistico necessari all’attuazione del progetto.
Un modello che riflette la volontà del Cairo di attrarre know-how europeo e, al tempo stesso, valorizzare le proprie risorse territoriali.
Il nodo legislativo e l’esportazione del grano
Un punto centrale del negoziato riguarda la necessità di adeguamenti normativi.
Secondo la fonte, sarà indispensabile modificare alcune leggi per consentire l’esportazione all’estero della percentuale di grano che verrà concordata con la parte italiana.
Questo aspetto rivela come il progetto non sia limitato alla produzione agricola, ma abbia una forte dimensione commerciale e strategica, capace di incidere sugli equilibri di approvvigionamento cerealicolo anche fuori dai confini egiziani.
Un’esperienza che attira l’attenzione internazionale
Nel quadro delle trattative con l’Italia, la fonte ha inoltre evidenziato l’interesse crescente di diversi Paesi africani ed europei a collaborare con la Future of Egypt Development Authority e a beneficiare della sua esperienza nel campo dell’agricoltura desertica.
Tra i Paesi che hanno manifestato interesse figurano Mauritania, Algeria, Tunisia, Sierra Leone e Gambia, intenzionati a trasferire e adattare il modello egiziano nei propri territori per aumentare la superficie agricola e rafforzare la sicurezza alimentare.
Il paradosso egiziano del grano
Nonostante i vasti territori coltivabili, l’Egitto rimane uno dei maggiori importatori di grano al mondo.
Il consumo annuo del Paese è stimato intorno ai 20 milioni di tonnellate, mentre la produzione locale si ferma a circa 9 milioni di tonnellate, una differenza che rende necessarie importazioni massicce per sostenere il sistema alimentare e il pane sovvenzionato.
La questione idrica come limite strutturale
Il vero ostacolo all’autosufficienza non è la terra, ma l’acqua.
Lo scorso settembre, il ministro delle Risorse Idriche e dell’Irrigazione, Hani Sweilem, ha dichiarato che l’attuale situazione idrica dell’Egitto non consente l’autosufficienza nella coltivazione del grano.
Il Paese fa affidamento sul fiume Nilo, su pozzi di acqua sotterranea in nuove aree agricole e sull’utilizzo di acqua trattata.
Ogni anno l’Egitto ricicla circa 22 miliardi di metri cubi d’acqua, destinando l’80% delle risorse idriche all’agricoltura e il restante 20% all’uso potabile.
Sweilem ha sottolineato che l’80% dei terreni agricoli egiziani è adatto alla coltivazione, ma la carenza idrica resta il fattore limitante.
Deserto, sostenibilità e scelte politiche
Il ministro ha espresso una posizione prudente sulla coltivazione del grano nel deserto, ritenendo problematico l’elevato consumo di acqua di pozzo.
Secondo Sweilem, è preferibile coltivare prodotti agricoli destinati all’esportazione, capaci di generare entrate in valuta estera, da utilizzare poi per acquistare grano sui mercati internazionali a prezzi più competitivi.
Parallelamente, il governo egiziano sta investendo nello sviluppo di nuove varietà di grano ad alta produttività, in modo da ottenere maggiori quantità dalla stessa superficie coltivata, riducendo la pressione sulle risorse idriche.
Oltre l’agricoltura: una partnership strategica
L’interesse italiano per la coltivazione del grano in Egitto va oltre il settore agricolo.
Si inserisce in una visione più ampia che tocca sicurezza alimentare, cooperazione euro-mediterranea e stabilità geopolitica, in un momento in cui il controllo delle risorse alimentari è diventato un fattore chiave delle relazioni internazionali.
Se finalizzato, l’accordo potrebbe rappresentare un modello di cooperazione agricola internazionale, fondato su tecnologia, sostenibilità e interessi strategici condivisi.
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