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Vaticano, parla monsignor Georg Gänswein: “La mia verità su tre Papi” Intervista di Francesco Capozza 15 dicembre 2025

Vaticano, parla monsignor Georg Gänswein: “La mia verità su tre Papi”
Intervista di Francesco Capozza 15 dicembre 2025
D. – Eccellenza, è vero, come qualcuno ha scritto, che Lei e Papa Francesco vi eravate riconciliati prima della sua morte?
R. – «Riconciliazione è forse un termine esagerato. Come lei sa, non appena furono terminati i funerali di Benedetto XVI, Papa Francesco decise che sarei dovuto immediatamente tornare nella mia diocesi d’origine, Friburgo. Tuttavia, cosa del tutto inconsueta per il segretario di un pontefice defunto, non mi venne assegnato alcun incarico. Anche alcuni personaggi non proprio amici mi confidarono che in effetti quel trattamento nei miei riguardi era stato esageratamente duro.
Un anno dopo, il 31 dicembre 2023, in occasione del primo anniversario della morte di Benedetto XVI, venni a Roma per celebrare una Messa all’altare della Cattedra di San Pietro e un’altra nei pressi della sua tomba, nelle Grotte Vaticane.
Fu una delle Memores Domini (le religiose laiche che hanno accudito Joseph Ratzinger per tutto il pontificato e fino alla sua morte n.d.r.) a consigliarmi di chiedere udienza al Papa, ma avevo deciso di rimanere solo due giorni e la cosa mi sembrava difficile da realizzare. Comunque ci pensai una notte e l’indomani chiesi d’incontrare Francesco.
L’udienza fu subito accordata e con me vennero anche le quattro Memores. Appena seduti il Papa mi chiese: “Come si trova a Friburgo?”. Risposi con franchezza: “Male Santità, dopo tutti questi anni di intensa attività il non far nulla mi fa male al cuore, all’anima e allo spirito”.
Bergoglio mi disse che ci avrebbe riflettuto, ma di fare una piccola relazione su quanto ci eravamo detti da consegnare in Segreteria di Stato. Così feci e dopo qualche mese mi fu comunicato che Papa Francesco aveva deciso di assegnarmi una Nunziatura».

D. – In questi giorni Lei è sceso a Roma per alcuni appuntamenti importanti: la presentazione del secondo volume di prediche inedite di Benedetto XVI da Papa Emerito, la cerimonia di consegna dell’annuale Premio Ratzinger e un’udienza speciale, quella con Leone XIV. Partiamo dal libro, il cui titolo «Dio è la vera realtà» riassume tutta la vita ed il pensiero di Benedetto. Come nasce l’idea di questa raccolta?
R. – «Joseph Ratzinger ha sempre continuato a predicare, anche da Papa Emerito. Lo faceva al Monastero Mater Ecclesiae, il luogo in cui si era ritirato dopo la Rinuncia e dove con lui vivevamo anch’io e le quattro Memores. Talvolta lo faceva solo alla nostra presenza, in altre occasioni c’erano degli ospiti invitati da lui stesso.
Ogni domenica, dal 2013 alla fine del 2018, quando la sua voce si era cominciata ad affievolire sempre di più, Papa Benedetto predicava e forse in quegli anni ha pronunciato le sue omelie e prediche più belle e significative. Con le Memores abbiamo ritenuto opportuno registrarle, ma Benedetto XVI non lo ha mai saputo».

D. – Qualche giorno fa ho riletto una lezione dell’allora cardinale Ratzinger tenuta il 13 maggio 2004 il cui titolo appare profetico: «L’odio di sé dell’Occidente». In un passaggio di quella lectio magistralis il futuro pontefice affermò che «l’Occidente tenta di aprirsi in maniera lodevole alla comprensione e ai valori esterni ma non ama più sé stesso e della propria storia vede ormai solo ciò che è deprecabile e distruttivo, non essendo più in grado di percepire ciò che è grande e puro».
Ma ancora più attuale, rileggendo quelle parole ventun anni dopo, è il passaggio in cui il cardinale disse: «L’Europa per sopravvivere ha bisogno di una nuova, certamente critica e umile, accettazione di sé stessa» aggiungendo che «la multiculturalità che viene continuamente incoraggiata e favorita non può sussistere senza punti di orientamento a partire dai valori propri e certamente non può esistere senza rispetto di ciò che è sacro». Sembra un discorso pronunciato oggi.
R. – «È vero, ancora oggi quella lezione, che ricordo benissimo, è di strettissima attualità.
Lei ha ragione quando afferma che Joseph Ratzinger è stato spesso profetico e non solo negli ultimi decenni della sua vita, ma anche all’inizio della sua carriera da professore universitario pronunciava lezioni che, se rilette oggi, sono di un’attualità impressionante. Solo per fare un esempio, egli nel 1958 scrisse un articolo su una rivista tedesca di teologia dal titolo che in italiano potremmo tradurre con “I nuovi pagani”: è una lettura chiara della lenta e inesorabile scristianizzazione dell’Europa che riletta a più di sessantacinque anni di distanza sembra descrivere la situazione attuale.
Joseph Ratzinger è stato un uomo profetico per tutta la sua esistenza, aveva il dono d’interpretare in anticipo i mutamenti sociali e culturali come pochi altri».

D. – Ho letto che Lei starebbe raccogliendo testimonianze e documenti per iniziare il processo di Beatificazione di Benedetto XVI, cosa c’è di vero?
R. – «Già da tempo ho iniziato a ricevere tante mail e lettere contenenti testimonianze di episodi miracolosi avvenuti dopo aver pregato ed invocato il Papa Benedetto. Testimonianze che mi giungono da ogni parte del mondo, molto dettagliate ed accurate. Le sto conservando man mano che arrivano ma quando mi sono rivolto al Dicastero delle Cause dei Santi mi è stato risposto che non c’è nessun processo canonico aperto e quindi di pensare io stesso a raccogliere il materiale.
D’altronde, in modo direi saggio, la Chiesa stabilisce che prima di poter aprire un processo canonico in tal senso è necessario attendere almeno cinque anni dalla morte del possibile Beato, salvo ovviamente deroghe decise espressamente e per insindacabile volontà del Sommo Pontefice».

D. – E con questo Lei stesso introduce la mia ultima domanda: venerdì mattina è stato ricevuto da Leone XIV in un’udienza ufficiale di tabella come Nunzio della Santa Sede. Non le chiederò ovviamente i temi discussi con il pontefice ma una sua impressione sul nuovo Papa mi piacerebbe averla.
R. – «Fin dal primo momento, quando l’ho visto affacciarsi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro per il suo primo discorso e la prima Benedizione Urbi et Orbi, ho avuto un’impressione sia visiva che acustica diversa da ciò a cui eravamo stati abituati negli ultimi dodici anni.
Entrambe impressioni molto positive, ovviamente.
Si è notato subito che qualcosa era davvero cambiato. Papa Leone emana serenità e pace e in questi primi sette mesi di pontificato ho notato che la centralità di Cristo è prepotentemente ritornata protagonista delle omelie e nelle parole del pastore universale della Chiesa».

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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