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Nella pratica clinica il cambiamento raramente comincia dalle “parole giuste”

Nella pratica clinica il cambiamento raramente comincia dalle “parole giuste”

Di Klarida Rrapaj

Nella pratica clinica il cambiamento raramente comincia dalle “parole giuste”. Molto più spesso inizia da uno spazio, un luogo in cui ci si sente accolti senza dover performare, spiegare troppo, o difendersi. Uno spazio in cui la sofferenza non viene giudicata, e la vulnerabilità non diventa un problema da correggere, ma un’esperienza da comprendere. È qui che l’ascolto diventa già un primo atto di cura, perché quando una persona si sente vista davvero, può finalmente rallentare, respirare, e iniziare a dare un nome a ciò che dentro era solo confusione, peso, silenzio.

Nel mio lavoro incontro persone che non cercano soluzioni immediate, ma un punto fermo, qualcuno che sappia stare con loro, senza fretta, senza etichette, con rispetto. La relazione terapeutica nasce proprio in questa possibilità di “esserci” e, poco alla volta, trasformare l’ansia in linguaggio, la vergogna in dignità, la paura in comprensione. A volte il passo più potente non è fare di più, ma sentirsi abbastanza al sicuro da essere autentici. E da lì, con delicatezza e competenza, comincia il percorso.

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Noha Iraqi

نهى عراقي.. ليسانس أداب.. كاتبة وشاعرة وقصصية وكاتبة ومحتوى وأبلودر

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